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Ultimamente, gli extraprofitti delle banche italiane sono al centro delle discussioni economico-finanziarie in Italia. Si tratta dei guadagni maggiori che gli istituti di credito ottengono grazie all’aumento dei tassi di interesse su mutui e prestiti.

Per ovviare al problema, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha puntato l’attenzione all’impennata dei profitti delle banche e delineato, a suo parere, l’idea che sia necessaria una tassa in contrasto a questo in una situazione non facile per il Paese. Andiamo quindi a vedere nello specifico cosa si intende per extraprofitti, come funziona la tassa su essi, chi la paga, il tetto massimo, gli effetti sui mutui e sul mercato del credito, i pro e i contro.

Cosa sono gli extraprofitti bancari

Per extraprofitto si intende un incremento improvviso dei profitti legato perlopiù ad eventi eccezionali come variazioni della domanda di prodotti bancari, politiche adottate da banche centrali e, come nella fattispecie, dall’aumento dei tassi di interesse imposto dalla BCE per fronteggiare l’inflazione.

Il governo Meloni ha introdotto una tassa sugli extraprofitti delle banche con il decreto Omnibus del 10 agosto 2023. La decisione è stata presa in risposta alla stagione di rialzi dei tassi di interesse decisi dalla Banca Centrale Europea, che ha portato ad un aumento delle rate dei mutui a tasso variabile. L’obiettivo della tassa è quello di “giustizia sociale”, con i proventi che saranno quindi destinati ad aiutare i mutui per la prima casa e a ridurre le tasse.

L’aliquota applicata è del 40% e si basa su una serie di fattori, tra cui il margine d’interesse relativo agli esercizi precedenti.

Le banche italiane, tra cui Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper, Banco Bpm e Mps, hanno registrato un aumento del margine d’interesse nel primo semestre del 2023 che supera il 50% rispetto all’anno precedente. Questo aumento è stato influenzato dall’incremento dei tassi di interesse deciso dalla BCE, che ha portato a un aumento dei costi del denaro per le famiglie e le imprese senza un corrispondente aumento dei rendimenti sui conti correnti.

Come funziona la tassa sugli extraprofitti delle banche

La misura si basa sul modello precedentemente utilizzato per le imprese energetiche e prevede l’applicazione di un prelievo del 40% sugli extraprofitti bancari derivati dalla differenza tra interessi attivi (guadagni dai prestiti) e interessi passivi (spese per interessi sui conti dei clienti).

La tassa funziona nel seguente modo:

  • Calcolo degli extraprofitti. Gli extraprofitti bancari sono calcolati come differenza tra interessi guadagnati sui prestiti e mutui concessi, e interessi pagati dalla banca sui conti dei clienti.
  • Aliquota e Calcolo. L’imposta straordinaria viene calcolata con un’aliquota del 40% sul maggior valore del margine di interesse dell’anno 2022, che superi di almeno il 5% il margine del 2021, e sul margine dell’anno 2023, che superi di almeno il 10% il margine del 2021.
  • Scadenza e Versamento. L’imposta straordinaria deve essere versata entro il sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio 2023, di solito entro giugno 2024.

Chi paga

L’imposta sugli extraprofitti sarà a carico degli intermediari finanziari, ma verranno escluse le società di gestione dei fondi comuni d’investimento e le società di intermediazione mobiliare.

Tetto massimo

Il tetto massimo della tassa sugli extraprofitti delle banche è pari allo 0,1% del totale dell’attivo delle istituzioni di credito. Questo significa che l’ammontare massimo dell’imposta addizionale che le banche dovranno versare è limitato a una frazione ridotta del loro valore complessivo dell’attivo.

Il tetto è stato introdotto per evitare esternalità negative della tassa sulle banche e sui loro clienti, in maniera tale da mitigare i rischi per le banche.

L’ammontare dell’imposta non potrà inoltre superare il 25% del valore del patrimonio netto della banca alla chiusura del 2022.

Tassa extraprofitti banche: reazioni e commenti

La decisione del governo di tassare gli extraprofitti delle banche ha suscitato varie reazioni.

Mentre la maggioranza (es. Matteo Salvini, che ha appoggiato il provvedimento in nome dell”’equità”) e l’opposizione sono concordi nell’apprezzare la misura come un modo per proteggere le famiglie e sostenere coloro che hanno difficoltà a pagare i mutui, i mercati finanziari non hanno accolto positivamente la notizia. I titoli del settore bancario hanno registrato ribassi significativi, con Piazza Affari che ha aperto in territorio negativo e subìto perdite di 10 miliardi di euro.

Il ministro dell’Economia Giorgetti ha giustificato la tassa in risposta alle critiche sottolineando che quest’ultima è ispirata a norme europee e ha ribadito l’esistenza del tetto massimo dello 0,1% del totale dell’attivo al fine di garantire la stabilità delle banche.

Tuttavia, alcune voci critiche sostengono che la tassa non affronta adeguatamente il problema della forbice tra tassi attivi e passivi, non genera un reale allineamento dei tassi e potrebbe avere effetti negativi sulla stabilità delle banche.

Gli effetti sui mutui

Secondo il governo la misura aiuterà a ripristinare equità sociale, giacché il ricavato sarebbe destinato al taglio delle tasse e al sostegno delle famiglie in difficoltà con i mutui.

Le risorse create con il prelievo sugli extraprofitti bancari dovrebbero essere destinate a rifinanziare il fondo dei mutui prima casa per gli under 36 a tasso variabile e per misure sulla riforma fiscale riguardante l’IRPEF, che verosimilmente compariranno in manovra il prossimo anno. Secondo i calcoli, il prelievo si aggirerà tra i 2 e i 3 miliardi di euro.

Pro e contro

I pro della tassa sono, come abbiamo detto prima, l’idea di equità sociale, come detto dal ministro Salvini, il gettito derivante dalla tassa stessa e il fatto che le risorse sono destinate a sostegno di famiglie in difficoltà con i mutui a tasso variabile, con un tasso che in questo periodo è diventato vertiginosamente alto.

Pur avendo un condivisibile intento redistributivo, ci sono dubbi sul concetto di base, ossia la differenza tra interessi attivi percepiti dalle banche sugli impieghi e gli interessi passivi pagati sulla raccolta ai depositanti.

In termini tecnici “extraprofitto” è chiamato “deposit franchise”: in una fase di stretta monetaria i tassi sui depositi crescono molto poco a confronto di quelli sugli impieghi e degli altri tassi di mercato. Questa circostanza dipende dallo scarso potere dei depositanti rispetto alle banche, dalla situazione di liquidità del sistema e dal grado di educazione finanziaria dei risparmiatori.

Secondo i critici, quindi, sarebbe stato meglio agire direttamente creando incentivi che portassero ad evitare queste distorsioni di mercato.

 

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